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Capodanno 2010 a Rimini con presepi di sabbia,Fabrizio Frizzi e la RAI 5 novembre 2009 at 12:09

Capodanno a RiminiLa Giunta comunale ha approvato il programma di eventi per le festività natalizie e di fine anno. Sarà Rimini, per la settima volta consecutiva, a dare il benvenuto nazionale all’anno nuovo in diretta televisiva da piazzale Fellini. Confermata dunque la collaborazione con Rai Uno e Ballandi Entertainment per lo show live del 31 dicembre, ‘L’Anno che verrà‘, condotto quest’anno per la prima volta da Fabrizio Frizzi, al quale lascia il testimone il conduttore toscano Carlo Conti, volto del Capodanno riminese nei sei anni precedenti.

Approvate anche le iniziative collaterali. Lo spettacolo del 31 dicembre sarà infatti solo il culmine di un ricco palinsesto di eventi che ravviverà il periodo natalizio nella città di Rimini, inaugurato ufficialmente il 28 novembre, con l’accensione dello spettacolo di luminarie natalizie che decorerà a festa il centro storico, i borghi e la Marina. Si continua con l’allestimento dei due Presepi di sabbia giganti che per un mese accoglieranno migliaia di visitatori sulla spiaggia di Torre Pedrera e, per la prima volta, sulla spiaggia libera di Piazzale Boscovich.

Come da tradizione, poi, Rimini sarà l’unica città d’Italia ad aprire il nuovo anno con l’opera in scena. Protagonista di quest’anno il melodramma in tre atti di Giacomo Puccini, Tosca. La regia è affidata a Ivan Stefanutti, con il coro lirico Città di Rimini Amintore Galli e l’orchestra Camerata del Titano, diretti dal Maestro Matteo Salvemini.

“Quest’anno - commenta il vicesindaco e assessore al Turismo, Maurizio Melucci – per la prima volta da quando Rimini è la capitale nazionale del Capodanno, lo sforzo congiunto del sistema pubblico e privato ha dato vita ad un cartellone di eventi senza precedenti, caratterizzato da un elemento culturale di enorme potenziale a livello internazionale, come la mostra di Castel Sismondo. Una dimostrazione concreta che, meglio di ogni discorso, fa emergere come questo territorio abbia saputo di anno in anno accrescere il proprio appeal e migliorare la propria offerta, seguendo la strategia che da diversi anni si è dato: quella di puntare sulla destagionalizzazione”.

Iab Forum: la pubblicità online cresce del 10,5% 3 novembre 2009 at 18:10

IAB forumIn un orrido 2009 per trovare qualche numero positivo e recupera un po’ di ottimismo bisogna andare all’edizione milanese dello Iab Forum (Interactive advertising bureau) dove il mondo Internet, sempre più numeroso, festeggia l’anno con una probabile crescita del fatturato del 10,5%.

In realtà adesso siamo al 6% ma Layla Pavone, presidente Iab Italia, è fiduciosa che gli ultimi mesi regalino lo sprint decisivo per raggiungere il target. Sarebbe un eccellente risultato visto che la Tv lascia sul terreno il 10,2% la radio il 9,4%, la stampa il 21,5% e le affissioni il 13,9%.

La crescita di Internet arriva dal direct marketing che trasferisce il 39% a Internet e si trasforma in direct email marketing, così come fanno i magazine (39%) e la Tv (25%). Spostamenti giustificati dall’audience di Internet che è frequentata da 23 milioni di persone, il 43% della popolazione italiana.
Un pubblico concentrato soprattutto nelle fasce di età fra i 25-34 anni (20%), 35-49 (34%) e con un eccellente presenza anche delle persone più adulte fra i 50 e i 64 anni (19%). Tutte queste persone la rete la utilizzano sempre di più e soprattutto con aggeggi differenti rispetto al pc, come per esempio gli smartphone.

Le varie possibilità di accedere alla rete (nonostante le limitazioni al wifi pubblico) fanno aumentare il peso di Internet anche se lo strapotere della Tv rimane intatto. Il 51,5% degli investimenti pubblicitari continua ad andare all’ex tubo catodico, il 38% alla stampa e il 7% a Internet.

Frecciarossa: Milano-Roma in 3 ore 2 novembre 2009 at 13:39

Freccia RossaNovità interessanti per aziende e lavoratori che devono viaggiare spesso e usufruiscono dei servizi di Trenitalia su tratte medio-lunghe.

Dal 13 dicembre prossimo, in 2 ore e 59 minuti, si potrà su rotaia raggiungere la capitale dalla stazione Centrale.

A seguito dell’apertura del tratto compreso tra Bologna e Firenze, la soglia delle 3 ore è stata abbattuta, soglia che diverrà ancora più ridotta se considereremo come partenza Milano Rogoredo ed arrivo Roma Tiburtina in 2 ore e 45 minuti.

Il tratto inaugurato consentirà a questo punto di avere un collegamento unico da Napoli a Torino in alta velocità.

Con uno strascico di lunghi contenziosi, l’opera dell’alta velocità, comincia a prendere una forma consistente, rinnovando ed arricchendo il servizio ferroviario, in conformità di standard qualitativi più elevati.

Sul fronte dei prezzi, in occasione del lancio dei nuovi servizi e fino al 28 febbraio, si potranno acquistare 100mila biglietti al mese per la seconda classe su tutte le tratte a 48 euro, mentre sulla Milano-Torino due persone potranno viaggiare al prezzo di una (15mila posti disponibili al mese).

Diventano tre le categorie di biglietto: biglietto Flessibile, biglietto Base e Promo.

Quest’ultimo permetterà ai clienti in grado di programmare per tempo il proprio viaggio di risparmiare il 15 o il 30% rispetto al prezzo base, a seconda dell’anticipo con cui si prenota (7 o 15 giorni).
I biglietti Promo in vendita saranno circa 350mila al mese, 200mila dei quali riservati a Frecciarossa e Frecciargento e l’offerta, da promozionale e limitata quindi nel tempo, diventa standard.

Il biglietto Flessibile, leggermente più caro di quello Base, comporterà cambi gratuiti e illimitati e rimborso integrale in caso di rinuncia al viaggio.
Le andate e ritorno in giornata costeranno 149 euro in prima e 99 euro in seconda classe e saranno posti in vendita carnet elettronici con 10 biglietti al prezzo di 8.

Per quanto riguarda i servizi a bordo, dalla primavera prossima inoltre, è stato assicurato l’ottimizzazione del servizio Internet e di telefonia a bordo con la copertura completa dei collegamenti Internet e voce.
Entro il 2011 i servizi saranno estesi all’intero percorso alta velocità da Torino a Salerno.

Icann: Alfabeto online anche in Arabo e Cinese 30 ottobre 2009 at 12:05

Rivoluzione nell’alfabeto di internet: non più solo caratteri latini.

IcannL’Icann, l’ente che si occupa della gestione dei domini, ha approvato l’uso di nomi e domini web con caratteri arabi, cinesi, asiatici: una svolta per oltre la metà degli utenti.

Internet è di fronte a una svolta epocale che non riguarda da vicino il mondo occidentale, ma renderà presto la vita più facile a chi quotidianamente scrive e legge in arabo, cinese oppure greco, indi o cirillico: si tratta della metà degli utenti online, che si stima sia intorno a 1,6 miliardi di persone sottolinea Rod Beckstrom, il neo CEO dell’Incann.

Finora tutti i domini e indirizzi internet erano limitati ai 26 caratteri dell’alfabeto latino impiegati nella lingua inglese (insieme ai dieci caratteri numerici e al trattino “-”) ma questa notte a Seoul è stata presa una decisione che segnerà la storia del Web: l’Icann (Internet corporation for assigned names and numbers) ha approvato l’uso di indirizzi e domini web con caratteri non latini. I primi domini arriveranno già per la metà del 2010, dato che l’ente sta lavorando alla sperimentazione delle procedure da due anni.

Si tratta di “un ulteriore passo verso l’internazionalizzazione di internet” ha sottolineato Rod Beckstrom, il capo dell’Icann, l’organismo no profit che governa l’assegnazione dei domini e indirizzi della rete. “Qualunque persona in ogni angolo del mondo potrà navigare online usando il proprio linguaggio scritto nativo, implementando così l’inclusione nell’organizzazione di paesi sempre più strategici quali Cina e Russia”.

Dal punto di vista tecnico, il cambiamento può avvenire grazie a un sistema di traduzione che consente a differenti alfabeti di essere convertiti nel giusto indirizzo, che peraltro di fatto tutti i computer mutano, senza che noi ce ne rendiamo conto, in una sequenza numerica: quest’ultima in universali numeri arabi.

La decisione, adottata dopo anni di dibattiti e di esperimenti, apre la strada ai governi o agli organismi da loro incaricati, per presentare richieste specifiche a partire dal 16 novembre e consentirà agli utenti di internet di utilizzare le nuove pagine probabilmente già con il nuovo anno. I caratteri più richiesti sono quelli dell’alfabeto arabo e cinese.

Aumentano notevolmente le possibilità di visibilità da parte di aziende che per poter apparire on line dovevano  prima di tale decisione modificare il proprio nome o il proprio logo per adattarlo ai domini disponibili sul web.

Inizialmente ci saranno alcune restrizioni tecniche. I singoli paesi potranno richiedere un solo suffisso per le loro lingue ufficiali e il suffisso dovrà in qualche modo rispecchiare la denominazione del paese stesso. Inoltre, per qualche anno non saranno consentite versioni non latine dei suffissi .com e .org fino a quando l’Icann non deciderà questioni di carattere generale. Ad esempio quella di stabilire se un operatore di un dominio .com possa avere automaticamente la sua versione in lingua cinese o se, come richiede il governo di Pechino, questo aspetto sia di competenza cinese.

L’Icann proibirà inoltre i caratteri latini diversi dai 37 fino a oggi ammessi e che includono la tilde, le lettere accentate e altri caratteri speciali. E gli sviluppatori di software dovranno accertarsi che le loro applicazioni funzionino anche con caratteri diversi da quelli latini. I principali browser per navigare su internet, ad esempio, già lo fanno ma alcuni programmi di posta elettronica no.

Ad avvantaggiarsi inizialmente delle nuove possibilità varate dall’Icann sarà proprio la Cina che è uno dei Paesi che ha insistito con più forza per ammettere anche caratteri diversi da quelli latini e che potrebbe essere il primo paese ad avere un nuovo dominio con caratteri diversi, come ha anticipato Tina Dam, direttore dell’Icann per i domini internet. Circa 50 nuovi domini, ha aggiunto, saranno approvati nei primi anni.

Super Google or Fear of Google? 29 ottobre 2009 at 11:43

Controllo dati e telefonini: i nuovi timori di governi e imprese per la PRIVACY…..

Google

F.O.G. «Fear Of Goo­gle ». Il timore che l’azienda di Moun­tain View possa diventare un «mono­polista della conoscenza» difficile da scalfire e con un’incredibile forza di penetrazione nelle vite della gente è ormai talmente diffuso che un paio d’anni fa, per evocare le paure susci­tate da Google, è stato addirittura co­niato un acronimo.

Preoccupazioni che avevano cominciato a prendere forma fin dal 2004, quando l’azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin cominciò ad assumere la forma di una corazzata dell’«information tech­nology ». Che fin dall’inizio non na­scose l’ambizione — allora conside­rata un po’ «naive» — di «organizza­re tutta la conoscenza del mondo». Quelle paure, oggi meno citate di qualche anno fa dalla stampa, sono sempre più diffuse e radicate a livel­lo di governi e nelle grandi imprese: la crescita tumultuosa di Google e lo sviluppo di tecnologie potentissime e ubique, capaci di radiografare gli angoli più remoti della realtà, hanno — infatti — nel frattempo moltipli­cato le aree «sensibili». Non si tratta più solo del controllo dei due terzi del mercato mondiale della ricerca di dati e informazioni o del sistema di posta G-mail che scruta elettroni­camente ogni messaggio e invia avvi­si pubblicitari personalizzati all’uten­te «spiato».

Le incognite del futuro riguardano anche nuove aree come le comunicazioni telefoniche nelle quali Google sta entrando con la piat­taforma Android e i sistemi Google Voice e Google Wave. Certo, oggi i business prevalenti sono ancora quelli legati agli 800 mi­lioni di computer quotidianamente attivati in tutto il mondo. Qui, colle­gando i suoi vari sistemi — dalla «bi­blioteca universale» a Google News, dagli archivi sanitari «on line», ai vi­deo di YouTube — il gigante della Si­licon Valley è teoricamente in grado di costruire una sterminata mappa di profili personali sempre più artico­lati e penetranti: non più soltanto co­sa consumi (gli acquisti online, gli annunci pubblicitari realmente con­sultati) e dove vai (prenotazioni di voli, treni, alberghi, concerti o tea­tri), ma anche dove sei in questo mo­mento (dal sistema di localizzazione «Latitude» al nuovo servizio stradale basato su tecnolo­gia satellitare Goo­gle Maps Naviga­tion lanciato pro­prio ieri negli Usa). E poi, anco­ra, come stai (dati sulla salute), qual è il tuo presumibi­le orientamento politico e cosa leg­gi ( consultazione di siti d’informa­zione online, accessi alla «biblioteca universale», acquisto di libri digita­li). La società californiana si difende negando di comportarsi da monopo­­lista e sostenendo di aver sempre ri­spettato il motto dei suoi fondatori: «Don’t be evil», non fare mai del ma­le. Ma davanti all’infinita potenza tecnologica di Google, alla concen­trazione delle sue strutture in un so­lo Paese (gli Stati Uniti), la capacità di quest’azienda di far evaporare i «business model» di interi settori produttivi (dai giornali, sempre più in crisi, alle tv, le cui fondamenta vengono erose dalla crescita espo­nenziale di YouTube) e di trasforma­re con un «click» la «privacy» dei cit­tadini in un «optional», il problema non può essere ridotto alla buona fe­de dei fondatori e di Eric Schmidt. Anche se si ha fiducia nel vertice at­tuale di Google, nessuno può garan­tire per il futuro. E, come abbiamo vi­sto nel caso delle banche «too big to fail» (troppo grosse per essere lascia­te fallire), certi problemi è meglio af­frontarli per tempo. Ma, probabilmente, non è nemme­no questo il punto.

La questione ve­ra è che l’accelerazione dello svilup­po tecnologico di Google sta crean­do scenari economici, sociali e an­che giuridici mai immaginati prima: problemi che pochi percepiscono e nessuno sembra in grado di affronta­re. Basta pensare a quello che sta per accadere nel mondo dei telefoni do­ve sono già attivi 3 miliardi di cellu­lari e, soprattutto, 600 milioni di «smart-phone», capaci di collegarsi a Internet. Per questi apparecchi Go­ogle ha sviluppato la piattaforma An­droid e, in primavera, ha lanciato in via sperimentale il servizio telefoni­co via web Google Voice e Google Wave: un sistema che registra e ar­chivia tutte le comunicazioni di un utente che vengono trasformate in byte e che viaggiano (gratis) su Inter­net, anziché sulle normali linee tele­foniche. Chiamate che possono sem­pre essere riascoltate o aggregate con altre comunicazioni per nomi o per argomenti. Quando questo sistema sarà pie­namente operativo, l’utente america­no (in Europa i problemi regolamen­tari sono più complessi) che dà carta bianca a Google pur di risparmiare sulla bolletta, non saprà più nemme­no lui quali delle sue telefonate sono passate per i normali canali di tlc (che registrano la chiamata ma non il contenuto della conversazione) e quali, invece, sono state dirottate au­tomaticamente su Internet perché il «software» di Google ha individuato in quel momento una connessio­ne- dati affidabile.

Proviamo solo a immaginare co­sa, un domani, tutto ciò potrà signifi­care per le indagini disposte dall’au­torità giudiziaria: delle chiamate fat­te via Internet la società telefonica le­gata contrattualmente a quel telefo­nino non saprà nulla. Quella telefo­nata sarà stata integralmente regi­strata, ma si troverà in un «server» lontano, probabilmente negli Usa. Casi come questo si moltipliche­ranno man mano che la convenienza economica spingerà individui e im­prese a trasferire dati e «file» dai computer domestici e aziendali alle cosiddette «nuvole»: giganteschi «depositi di megabyte» offerti da operatori come Google. Il «cloud computing» è il nostro futuro: se ne è convinto anche il governo Usa che si sta già preparando. Hanno comin­ciato ad accettare questa realtà, sia pure con scarso entusiasmo, anche aziende come Microsoft e Yahoo! Ma le domande principali rimangono senza risposta. Chi sarà il re delle nu­vole? E chi lo controllerà?

Capitale Sociale e REA ora obbligatori nei siti di imprese on-line 28 ottobre 2009 at 13:08

Anche e-mail e profili nei social networks dovranno riportare i dati dell’azienda…

Codice CivileDallo scorso 29 Luglio 2009 sono in vigore le nuove disposizioni in materia di adempimenti pubblicitari a carico delle società.
La Legge 88/2009 art. 42 (c.d. “Comunitaria 2008”) ha infatti integrato le disposizioni previste dal Codice Civile agli art.2250 e 2630

In particolare l’obbligo di pubblicazione negli atti e nella corrispondenza dei dati quali la sede della società, il numero di iscrizione al registro imprese, il R.E.A. e l’eventuale capitale sociale, è stato esteso allo “spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico“.

Tutte le aziende on-line dovranno quindi integrare le informazioni  anche nei propri siti web nonché nella corrispondenza telematica e, verosimilmente, in ogni spazio elettronico compresi quindi i profili nei social networks.

Da ricordare inoltre che esiste già una norma fiscale (art. 35 del D.P.R. 633/1972) che impone di indicare il solo numero di partita IVA almeno nella home page del sito internet della società. Questa norma, applicatabile a tutti i soggetti titolari di partita IVA, rimane comunque efficace.

Per le attività di commercio elettronico  è quindi opportuno integrare le informazioni minime previste dal Codice del Consumo -che devono essere prodotte prima della conclusione del contratto-  con quelle richieste dall’Art. 2250 del codice civile e verificare che siano correttamente pubblicate all’interno degli e-store ma anche e sopratutto inserite nella corrispondenza automatica generata dai carrelli elettronici.

Il mancato adempimento prevede una sanzione a carico dell’organo amministrativo (amministratore unico, consiglieri di amministrazione) da € 206 ad € 2.065.

Classifica aziende IT per impegno climatico da GreenPeace at 11:03

Amsterdam International.

Nell’ultima classifica che premia l’impegno del settore dell’Information Tecnology sul fronte dei cambiamenti climatici  nessuna azienda ottiene un punteggio superiore a 50 su 100. Al primo posto c’è IBM mentre la new entry Google si piazza al quarto.

Un chiaro sostegno alle richieste di forti riduzioni delle emissioni è un criterio chiave per ottenere un punteggio elevato all’interno della classifica, così come la capacità delle aziende di proporre soluzioni alla crisi climatica adottabili su larga scala e misurabili.

Il rapporto “Smart 20202“, commissionato dalla stessa industria IT, mostra chiaramente che soluzioni IT amiche del clima hanno le potenzialità per ridurre le emissioni globali di gas serra del 15% entro il 2020.

Con la conferenza di Copenhagen a poco più di un mese, i giganti dell’IT come Microsoft, Google e IBM devono far sentire il proprio peso per un accordo forte, o le possibilità di salvare il clima andranno perdute a causa delle pressioni negative dell’industria sporca.

IBM mantiene il primo posto con 43 punti grazie alla vasta gamma di soluzioni per il clima e all’impegno a ridurre le proprie emissioni, ma HP è a solo un punto di distanza. Sia HP che Toshiba hanno mostrato buoni progressi nel fornire più informazioni su come le soluzioni proposte siano in grado di ridurre le emissioni globali. Nokia e Sony, invece, non fanno passi avanti.

Sharp si è distinta come l’unica azienda giapponese che abbia lodato l’impegno del proprio Governo a ridurre le emissioni del 25% entro il 2020. La neo-arrivata Google ha fissato un piano per ridurre le proprie emissioni al 2030, ma non si è ancora espressa pubblicamente affinché sia raggiunto un accordo stringente a Copenhagen. Al contrario, l’amministratore delegato di Erikkson ha già rilasciato importanti dichiarazioni sull’urgenza di affrontare il problema dei cambiamenti climatici.

La recente decisione di Apple di lasciare la Camera di Commercio americana in seguito alle attività di lobby di quest’ultima contro l’introduzione della legislazione sul clima è in stridente contrasto con l’indifferenza di Google, Microsoft e IBM in questa delicata fase dei negoziati. Altre aziende IT statunitensi continuano a finanziare l’operato distruttivo della Camera di Commercio con i soldi versati per il tesseramento.

Greenpeace

Taglio Irap,Berlusconi rilancia:meno tasse e più basse per le imprese nel 2009-2010. 26 ottobre 2009 at 14:04

IrapCon l’obiettivo di un riduzione della pressione fiscale e, in particolare, dell’Irap, l’imposta che grava sulle imprese sugli artigiani e sui professionisti, il governo ha al vaglio nuove misure che prevedono un taglio graduale dell’Irap fino ad arrivare alla sua completa soppressione.

L’operazione potrebbe avvenire , secondo quanto annunciato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, “anche mediante l’elevazione della franchigia in favore delle aziende più piccole, l’estensione della Tremonti-ter e un sostegno stabile alle piccole imprese che investono nell’innovazione e nella ricerca”. Il premier, nel presentare la nuova iniziativa all’assemblea della Cna, la confederazione nazionale dell’artigianato, ha spiegato che l’esecutivo sta studiando “altri interventi per ridurre la pressione fiscale, aumentare i consumi e agevolare gli investimenti”.

Berlusconi ha, inoltre, ricordato che “Il Governo per fronteggiare la crisi, anche grazie ai vostri suggerimenti, ha messo in campo le misure più idonee ed efficaci per contrastare l’emergenza e avviare le riforme strutturali necessarie per tutelare e rafforzare il sistema produttivo, a cominciare dalle imprese più piccole”.

Introduzione dell’Iva per cassa, detassazione degli utili reinvestiti, accelerazione dei rimborsi da parte della Pubblica amministrazione, estensione degli ammortizzatori sociali anche all’artigianato, rifinanziamento del fondo di garanzia: queste sono state alcune delle cose fatte dal Governo, per esempio, tra quelle sollecitate dai cittadini, misure, secondo il presidente del Consiglio, “indispensabili per reggere l’urto di una crisi mondiale e difendere la competitività sui mercati”.

Le migliori 100 aziende per Business su Internet 14 ottobre 2009 at 15:48

Web 2.0

Per creare opportunità e business nel web 2.0 attraverso la comunicazione e la collaborazione dei Social Media.

La lista delle 100 migliori aziende suddivise per categoria.

Company Category
Superfeedr Aggregation
FirstRain Analytics
HubSpot Analytics
PostRank Analytics
Lexalytics Analytics
Scout Labs Analytics
Sysomos Analytics
WebTrends Analytics
Insttant Analytics
Tumblr Blog
Posterous Blog
TypePad Blog
WordPress Blog
Eqentia Business Intelligence
Bantam Collaboration
Present.ly Collaboration
Shareaholic Collaboration
Socialcast Collaboration
Olark CRM
Saratoga CRM
Gelato Dating
DocVerse Document Management
Liaise Email
Kampyle Feedback
Rypple Feedback
StockTwits Finance
Vayusphere Messaging
Gnip Messaging
Cleartext Messaging
Kaazing Messaging
Real-Time Innovations Messaging
TIBCO Messaging
Isode Messaging
Twitter Microblogging
Yammer Microblogging
AllVoices News
Tweetmeme News
Mixx News
Thoora News
Fwix News
YourVersion News
bit.ly Search
Rankspeed Search
Evri Search
Faroo Search
Cluuz Search
BoilingPage Search
BuzzFeed Search
MicroPlaza Search
HighNote Search
Tweetag Search
OneRiot Search
CrowdEye Search
itpints Search
Topsy Search
Twazzup Search
Tweefind Search
Collecta Search
Google Search
Scoopler Search
Surf Canyon Search
Wowd Search
Yauba Search
Pachube Sensors
Cliqset Social Media
Nomee Social Media
Social Mention Social Media
UberVu Social Media
BackType Social Media
Disqus Social Media
IntenseDebate Social Media
JS-Kit ECHO Social Media
FiltrBox Social Media
Monitter Social Media
Radian6 Social Media
Pip.io Social Media
Aardvark Social Media
Yahoo! Meme Social Media
Omgili Social Media
Jive Software Social Media
Foursquare Social Networking
Loopt Social Networking
Vyoom Social Networking
Yelp Social Networking
Twones Social Networking
Facebook (and FriendFeed) Social Networking
Enjoysthin.gs Social Networking
Streamy Social Reader
Threadsy Social Reader
Seesmic Social Reader
TweetDeck Social Reader
Brizzly Social Reader
PeopleBrowsr Social Reader
LazyFeed Topics
Twingly Topics
Praized Media Twitter
Chartbeat Web Monitoring
Clicky Web Monitoring
Woopra Web Monitoring
PBworks Wiki

Debito pubblico netto, analisi & trend. 12 ottobre 2009 at 15:41

Debito PubblicoIl recupero sarà graduale e lento, i segnali degli indicatori avanzati dell’Ocse sono  però corali e consolanti. Gli economisti escludono in massa che il domani possa riservare sorprese positive e gli fanno eco nel predicare prudenza i policy-maker di ogni angolo del pianeta. L’effetto elastico, che si è sempre verificato nelle recessioni passate, sarebbe negato questa volta dalla fragilità del sistema finanziario che continua a lesinare il credito. Ciò appare sicuramente più vero in Europa (dove pure il risveglio della produzione industriale in agosto – mese difficile da interpretare – è promettente) che negli Usa. Non è soltanto una differenza di condizioni della finanza, perché se è vero che il credito bancario non si è ristretto al di là dell’Atlantico meno che al di qua, è anche vero che lì le banche pesano per una frazione dei canali di finanziamento e che la Fed è intervenuta in modo massiccio e deciso a sbloccare tutti gli altri.

L’economia americana è molto più avanti nel realizzare gli aggiustamenti degli squilibri. Lo scossone all’occupazione (7,2 milioni di posti in meno in 21 mesi, -5,2%) è stato feroce ma ormai è agli sgoccioli (il ritmo di espulsione è ora quello normale di una lieve recessione); in Europa invece proseguirà e raggiungerà un’entità analoga. Ciò ha consentito un rapido ripristino dei margini di profitto e le imprese a stelle e strisce godono di una posizione finanziaria che non è mai stata così solida all’uscita da una recessione; sono pronte perciò a investire e stanno già ricominciando a farlo. Nonostante il basso utilizzo della capacità? Sì, perché gli investimenti in nuove iniziative o in miglioramenti di prodotto e processo non sono legati agli impianti esistenti e spesso anzi sono la componente della domanda che tende a saturarne l’impiego. Se ripartono gli investimenti, l’occupazione, il reddito e la spesa delle famiglie seguiranno rapidamente. Tanto più che il tasso di risparmio è risalito e che la ricchezza netta, grazie al riavvio dei prezzi delle case (altra correzione ultimata là, ma non in molte nazioni europee), al recupero dei prezzi di Borsa e al rimborso dei debiti è tornata a salire.

Se si rimette in moto la locomotiva Usa, tutto il convoglio globale avanzerà a ritmi decisamente più spediti dell’atteso. Nell’area euro, e in particolare in Italia, invece, la dinamica dei margini di profitto e in generale dei profitti non ha ancora dato segnali significativi di progresso e il processo di rilancio della domanda di macchinari impiegherà più tempo, ostacolata peraltro in maggior misura dalle difficoltà del credito e da una situazione finanziaria delle imprese molto meno rosea, specie in Italia. Perciò la ripresa nell’eurozona farà più fatica a ingranare.

La dinamica dei prezzi al consumo rimane confortevolmente fredda. Non soltanto quella totale, che risente ancora del favorevole confronto su base annua con l’epoca delle materie prime gonfiate dalla bolla e che sta comunque gradualmente risalendo, ma anche quella core, che si sta abbassando e avvicinando all’1% sia in Usa sia nell’Eurozona. Mentre i corsi delle commodity, dopo essere rimbalzati, stanno oscillando senza particolare direzione, poiché c’è il calmiere dell’abbondanza di offerta. Difficile immaginare una ripartenza dell’inflazione in queste condizioni, che sono invece le più favorevoli per i lavoratori in termini di conforto al potere d’acquisto e dovrebbero perciò rendere facile rinnovare i contratti, quando non si vogliano fare autogol competitivi.