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Iab Forum: la pubblicità online cresce del 10,5% 3 novembre 2009 at 18:10

IAB forumIn un orrido 2009 per trovare qualche numero positivo e recupera un po’ di ottimismo bisogna andare all’edizione milanese dello Iab Forum (Interactive advertising bureau) dove il mondo Internet, sempre più numeroso, festeggia l’anno con una probabile crescita del fatturato del 10,5%.

In realtà adesso siamo al 6% ma Layla Pavone, presidente Iab Italia, è fiduciosa che gli ultimi mesi regalino lo sprint decisivo per raggiungere il target. Sarebbe un eccellente risultato visto che la Tv lascia sul terreno il 10,2% la radio il 9,4%, la stampa il 21,5% e le affissioni il 13,9%.

La crescita di Internet arriva dal direct marketing che trasferisce il 39% a Internet e si trasforma in direct email marketing, così come fanno i magazine (39%) e la Tv (25%). Spostamenti giustificati dall’audience di Internet che è frequentata da 23 milioni di persone, il 43% della popolazione italiana.
Un pubblico concentrato soprattutto nelle fasce di età fra i 25-34 anni (20%), 35-49 (34%) e con un eccellente presenza anche delle persone più adulte fra i 50 e i 64 anni (19%). Tutte queste persone la rete la utilizzano sempre di più e soprattutto con aggeggi differenti rispetto al pc, come per esempio gli smartphone.

Le varie possibilità di accedere alla rete (nonostante le limitazioni al wifi pubblico) fanno aumentare il peso di Internet anche se lo strapotere della Tv rimane intatto. Il 51,5% degli investimenti pubblicitari continua ad andare all’ex tubo catodico, il 38% alla stampa e il 7% a Internet.

Icann: Alfabeto online anche in Arabo e Cinese 30 ottobre 2009 at 12:05

Rivoluzione nell’alfabeto di internet: non più solo caratteri latini.

IcannL’Icann, l’ente che si occupa della gestione dei domini, ha approvato l’uso di nomi e domini web con caratteri arabi, cinesi, asiatici: una svolta per oltre la metà degli utenti.

Internet è di fronte a una svolta epocale che non riguarda da vicino il mondo occidentale, ma renderà presto la vita più facile a chi quotidianamente scrive e legge in arabo, cinese oppure greco, indi o cirillico: si tratta della metà degli utenti online, che si stima sia intorno a 1,6 miliardi di persone sottolinea Rod Beckstrom, il neo CEO dell’Incann.

Finora tutti i domini e indirizzi internet erano limitati ai 26 caratteri dell’alfabeto latino impiegati nella lingua inglese (insieme ai dieci caratteri numerici e al trattino “-”) ma questa notte a Seoul è stata presa una decisione che segnerà la storia del Web: l’Icann (Internet corporation for assigned names and numbers) ha approvato l’uso di indirizzi e domini web con caratteri non latini. I primi domini arriveranno già per la metà del 2010, dato che l’ente sta lavorando alla sperimentazione delle procedure da due anni.

Si tratta di “un ulteriore passo verso l’internazionalizzazione di internet” ha sottolineato Rod Beckstrom, il capo dell’Icann, l’organismo no profit che governa l’assegnazione dei domini e indirizzi della rete. “Qualunque persona in ogni angolo del mondo potrà navigare online usando il proprio linguaggio scritto nativo, implementando così l’inclusione nell’organizzazione di paesi sempre più strategici quali Cina e Russia”.

Dal punto di vista tecnico, il cambiamento può avvenire grazie a un sistema di traduzione che consente a differenti alfabeti di essere convertiti nel giusto indirizzo, che peraltro di fatto tutti i computer mutano, senza che noi ce ne rendiamo conto, in una sequenza numerica: quest’ultima in universali numeri arabi.

La decisione, adottata dopo anni di dibattiti e di esperimenti, apre la strada ai governi o agli organismi da loro incaricati, per presentare richieste specifiche a partire dal 16 novembre e consentirà agli utenti di internet di utilizzare le nuove pagine probabilmente già con il nuovo anno. I caratteri più richiesti sono quelli dell’alfabeto arabo e cinese.

Aumentano notevolmente le possibilità di visibilità da parte di aziende che per poter apparire on line dovevano  prima di tale decisione modificare il proprio nome o il proprio logo per adattarlo ai domini disponibili sul web.

Inizialmente ci saranno alcune restrizioni tecniche. I singoli paesi potranno richiedere un solo suffisso per le loro lingue ufficiali e il suffisso dovrà in qualche modo rispecchiare la denominazione del paese stesso. Inoltre, per qualche anno non saranno consentite versioni non latine dei suffissi .com e .org fino a quando l’Icann non deciderà questioni di carattere generale. Ad esempio quella di stabilire se un operatore di un dominio .com possa avere automaticamente la sua versione in lingua cinese o se, come richiede il governo di Pechino, questo aspetto sia di competenza cinese.

L’Icann proibirà inoltre i caratteri latini diversi dai 37 fino a oggi ammessi e che includono la tilde, le lettere accentate e altri caratteri speciali. E gli sviluppatori di software dovranno accertarsi che le loro applicazioni funzionino anche con caratteri diversi da quelli latini. I principali browser per navigare su internet, ad esempio, già lo fanno ma alcuni programmi di posta elettronica no.

Ad avvantaggiarsi inizialmente delle nuove possibilità varate dall’Icann sarà proprio la Cina che è uno dei Paesi che ha insistito con più forza per ammettere anche caratteri diversi da quelli latini e che potrebbe essere il primo paese ad avere un nuovo dominio con caratteri diversi, come ha anticipato Tina Dam, direttore dell’Icann per i domini internet. Circa 50 nuovi domini, ha aggiunto, saranno approvati nei primi anni.

Super Google or Fear of Google? 29 ottobre 2009 at 11:43

Controllo dati e telefonini: i nuovi timori di governi e imprese per la PRIVACY…..

Google

F.O.G. «Fear Of Goo­gle ». Il timore che l’azienda di Moun­tain View possa diventare un «mono­polista della conoscenza» difficile da scalfire e con un’incredibile forza di penetrazione nelle vite della gente è ormai talmente diffuso che un paio d’anni fa, per evocare le paure susci­tate da Google, è stato addirittura co­niato un acronimo.

Preoccupazioni che avevano cominciato a prendere forma fin dal 2004, quando l’azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin cominciò ad assumere la forma di una corazzata dell’«information tech­nology ». Che fin dall’inizio non na­scose l’ambizione — allora conside­rata un po’ «naive» — di «organizza­re tutta la conoscenza del mondo». Quelle paure, oggi meno citate di qualche anno fa dalla stampa, sono sempre più diffuse e radicate a livel­lo di governi e nelle grandi imprese: la crescita tumultuosa di Google e lo sviluppo di tecnologie potentissime e ubique, capaci di radiografare gli angoli più remoti della realtà, hanno — infatti — nel frattempo moltipli­cato le aree «sensibili». Non si tratta più solo del controllo dei due terzi del mercato mondiale della ricerca di dati e informazioni o del sistema di posta G-mail che scruta elettroni­camente ogni messaggio e invia avvi­si pubblicitari personalizzati all’uten­te «spiato».

Le incognite del futuro riguardano anche nuove aree come le comunicazioni telefoniche nelle quali Google sta entrando con la piat­taforma Android e i sistemi Google Voice e Google Wave. Certo, oggi i business prevalenti sono ancora quelli legati agli 800 mi­lioni di computer quotidianamente attivati in tutto il mondo. Qui, colle­gando i suoi vari sistemi — dalla «bi­blioteca universale» a Google News, dagli archivi sanitari «on line», ai vi­deo di YouTube — il gigante della Si­licon Valley è teoricamente in grado di costruire una sterminata mappa di profili personali sempre più artico­lati e penetranti: non più soltanto co­sa consumi (gli acquisti online, gli annunci pubblicitari realmente con­sultati) e dove vai (prenotazioni di voli, treni, alberghi, concerti o tea­tri), ma anche dove sei in questo mo­mento (dal sistema di localizzazione «Latitude» al nuovo servizio stradale basato su tecnolo­gia satellitare Goo­gle Maps Naviga­tion lanciato pro­prio ieri negli Usa). E poi, anco­ra, come stai (dati sulla salute), qual è il tuo presumibi­le orientamento politico e cosa leg­gi ( consultazione di siti d’informa­zione online, accessi alla «biblioteca universale», acquisto di libri digita­li). La società californiana si difende negando di comportarsi da monopo­­lista e sostenendo di aver sempre ri­spettato il motto dei suoi fondatori: «Don’t be evil», non fare mai del ma­le. Ma davanti all’infinita potenza tecnologica di Google, alla concen­trazione delle sue strutture in un so­lo Paese (gli Stati Uniti), la capacità di quest’azienda di far evaporare i «business model» di interi settori produttivi (dai giornali, sempre più in crisi, alle tv, le cui fondamenta vengono erose dalla crescita espo­nenziale di YouTube) e di trasforma­re con un «click» la «privacy» dei cit­tadini in un «optional», il problema non può essere ridotto alla buona fe­de dei fondatori e di Eric Schmidt. Anche se si ha fiducia nel vertice at­tuale di Google, nessuno può garan­tire per il futuro. E, come abbiamo vi­sto nel caso delle banche «too big to fail» (troppo grosse per essere lascia­te fallire), certi problemi è meglio af­frontarli per tempo. Ma, probabilmente, non è nemme­no questo il punto.

La questione ve­ra è che l’accelerazione dello svilup­po tecnologico di Google sta crean­do scenari economici, sociali e an­che giuridici mai immaginati prima: problemi che pochi percepiscono e nessuno sembra in grado di affronta­re. Basta pensare a quello che sta per accadere nel mondo dei telefoni do­ve sono già attivi 3 miliardi di cellu­lari e, soprattutto, 600 milioni di «smart-phone», capaci di collegarsi a Internet. Per questi apparecchi Go­ogle ha sviluppato la piattaforma An­droid e, in primavera, ha lanciato in via sperimentale il servizio telefoni­co via web Google Voice e Google Wave: un sistema che registra e ar­chivia tutte le comunicazioni di un utente che vengono trasformate in byte e che viaggiano (gratis) su Inter­net, anziché sulle normali linee tele­foniche. Chiamate che possono sem­pre essere riascoltate o aggregate con altre comunicazioni per nomi o per argomenti. Quando questo sistema sarà pie­namente operativo, l’utente america­no (in Europa i problemi regolamen­tari sono più complessi) che dà carta bianca a Google pur di risparmiare sulla bolletta, non saprà più nemme­no lui quali delle sue telefonate sono passate per i normali canali di tlc (che registrano la chiamata ma non il contenuto della conversazione) e quali, invece, sono state dirottate au­tomaticamente su Internet perché il «software» di Google ha individuato in quel momento una connessio­ne- dati affidabile.

Proviamo solo a immaginare co­sa, un domani, tutto ciò potrà signifi­care per le indagini disposte dall’au­torità giudiziaria: delle chiamate fat­te via Internet la società telefonica le­gata contrattualmente a quel telefo­nino non saprà nulla. Quella telefo­nata sarà stata integralmente regi­strata, ma si troverà in un «server» lontano, probabilmente negli Usa. Casi come questo si moltipliche­ranno man mano che la convenienza economica spingerà individui e im­prese a trasferire dati e «file» dai computer domestici e aziendali alle cosiddette «nuvole»: giganteschi «depositi di megabyte» offerti da operatori come Google. Il «cloud computing» è il nostro futuro: se ne è convinto anche il governo Usa che si sta già preparando. Hanno comin­ciato ad accettare questa realtà, sia pure con scarso entusiasmo, anche aziende come Microsoft e Yahoo! Ma le domande principali rimangono senza risposta. Chi sarà il re delle nu­vole? E chi lo controllerà?

Capitale Sociale e REA ora obbligatori nei siti di imprese on-line 28 ottobre 2009 at 13:08

Anche e-mail e profili nei social networks dovranno riportare i dati dell’azienda…

Codice CivileDallo scorso 29 Luglio 2009 sono in vigore le nuove disposizioni in materia di adempimenti pubblicitari a carico delle società.
La Legge 88/2009 art. 42 (c.d. “Comunitaria 2008”) ha infatti integrato le disposizioni previste dal Codice Civile agli art.2250 e 2630

In particolare l’obbligo di pubblicazione negli atti e nella corrispondenza dei dati quali la sede della società, il numero di iscrizione al registro imprese, il R.E.A. e l’eventuale capitale sociale, è stato esteso allo “spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico“.

Tutte le aziende on-line dovranno quindi integrare le informazioni  anche nei propri siti web nonché nella corrispondenza telematica e, verosimilmente, in ogni spazio elettronico compresi quindi i profili nei social networks.

Da ricordare inoltre che esiste già una norma fiscale (art. 35 del D.P.R. 633/1972) che impone di indicare il solo numero di partita IVA almeno nella home page del sito internet della società. Questa norma, applicatabile a tutti i soggetti titolari di partita IVA, rimane comunque efficace.

Per le attività di commercio elettronico  è quindi opportuno integrare le informazioni minime previste dal Codice del Consumo -che devono essere prodotte prima della conclusione del contratto-  con quelle richieste dall’Art. 2250 del codice civile e verificare che siano correttamente pubblicate all’interno degli e-store ma anche e sopratutto inserite nella corrispondenza automatica generata dai carrelli elettronici.

Il mancato adempimento prevede una sanzione a carico dell’organo amministrativo (amministratore unico, consiglieri di amministrazione) da € 206 ad € 2.065.

Link utili per imprese,cittadini e liberi professionisti. 27 ottobre 2009 at 17:05

Di seguito un elenco con alcuni link utili sul web per i cittadini, le imprese e i liberi professionisti.

Un modo rapido, concreto ed efficace per avvicinare le piccole imprese e i cittadini ai servizi offerti dalla Regione, la Provincia, il Comune.

http://www.agenziaentrate.it

Agenzia delle Entrate

http://www.finanze.it

Ministero dell’Economia e delle Finanze

http://www.aci.it

Automobil Club Italia

http://www.ancitel.it

Rete Telematica dei Comuni d’Italia

http://www.comuni.it

Comuni d’Italia

http://www.upinet.it

Unione delle Province d’Italia

http://www.regioni.it

Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome

http://www.camcom.it

Camere di Commercio

http://www.parlamento.it

Parlamento Italiano

http://www.governo.it

Governo Italiano

http://www.cnel.it

Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro

http://www.giustizia-amministrativa.it

Consiglio di Stato – Tribunali Amministrativi Regionali

http://www.corteconti.it

Corte dei Conti

http://www.provincia.rimini.it/

Provincia di Rimini

www.comune.riccione.rn.it/

Comune di Riccione


http://www.polorimini.unibo.it/Polo+Rimini/default.htm

Università di Bologna – Polo di Rimini

http://www.crcitalia.it/rete_crc/emilia_romagna/

CRC Emilia-Romagna

http://www.anci.emilia-romagna.it/default.aspx

ANCI Emilia Romagna

http://www.ausl.rn.it/

Azienda USL di Rimini
http://www.arpa.emr.it/

Arpa Emilia Romagna

http://www.regione.emilia-romagna.it/

Regione Emilia-Romagna